Un numero sempre maggiore di comuni italiani ha installato su propri edifici (scuole, ospedali, uffici, biblioteche, ecc.) impianti per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, segno della crescente attenzione delle amministrazioni locali ai temi del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili. Si tratta complessivamente di 593 comuni, localizzati principalmente in Lombardia (32%), Emilia- Romagna (10,5%) e Friuli-Venezia Giulia (9,1%).
Sono 425 i comuni che hanno installato impianti solari fotovoltaici (il 5,2% del totale). Seppur in crescita, si tratta di un dato ancora molto basso, che potrebbe facilmente aumentare, anche in virtù dei vantaggi e degli incentivi economici a cui possono attingere le amministrazioni comunali.
Sono invece 294 i comuni che, attraverso pannelli solari termici installati su edifici pubblici, producono energia. Anche in questo caso si tratta di numeri in crescita rispetto agli anni precedenti.Sono soprattutto i piccoli comuni, quelli fino a 5.000 abitanti, ad aver installato su proprie strutture pannelli solari fotovoltaici e termici (rispettivamente, 44,7% e 37,4%, per un totale del 44,2% dei comuni produttori di energia da fonte rinnovabile). La percentuale decresce al crescere della dimensione demografica.
In generale emerge una grande attenzione ai temi dell’energia delle amministrazioni locali italiane. Infatti, dei 408 comuni con popolazione compresa tra 20mila e 60mila abitanti poco meno del 20% produce energia direttamente sfruttando i propri edifici, così come il 54,4% e il 91,7% rispettivamente dei 90 comuni fino a 250mila abitanti e dei 12 comuni oltre tale soglia.
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Ambiente ed energia
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Si è aperto il 1 luglio a Pisa il I Forum internazionale “Green City Energy” promosso da Comune e Provincia di Pisa insieme alla Regione Toscana, in collaborazione con l’Università di Pisa e la Scuola Superiore S. Anna, organizzato da ClickUtility. Per tre giorni Pisa ha ospitato dibattiti e confronti ad alto livello dedicati al tema delle energie rinnovabili. Sono state messe a confronto best practices e casi di successo per uno sviluppo sempre più competitivo delle città. L’occasione ha inoltre messo a contatto il mondo dell’università e della ricerca con quello delle istituzioni italiane ed europee, oltre che con i rappresentanti delle aziende leader nel settore delle energie.
Città europee al top per vivibilità e ambiente. L’annuale classifica curata dalla Mercer Consulting conferma le ottime performance raggiunte dalle città del Vecchio Continente nella promozione di vivibilità e sostenibilità. Ben sedici posti sui primi venticinque al mondo sono occupati da città europee. Prima in classifica Vienna, seguita da Zurigo e Ginevra, che si confermano sul podio alle stesse posizioni del ranking 2009 come Dusseldorf (6) mentre sale di una posizione Francoforte (7). Stabili anche Monaco di Baviera (7), Berna (9), Copenaghen (11) e Amsterdam (13), evidenziando come in Europa Occidentale, ed in particolare in Germania, si concentrino molte delle città in cui si vive meglio al mondo. Prima in classifica fra le italiane, che si conferma al 41esimo posto, come nel 2009 mentre Roma è stabile in 54esima posizione. Guadagnano posti le città dell’Europa Orientale, come Praga (70), Budapest (73) e Lubiana (77).
La normativa europea elaborata finora in materia di rifiuti fornisce in modo dettagliato non solo una classificazione, ma anche una definizione degli obblighi essenziali per la gestione, il riuso, il trattamento e lo smaltimento dei prodotti e materiali di scarto.
La mobilitazione nazionale contro l'emergenza smog decisa dall'ANCI nel corso del
Inquinamento alle stelle e soprattutto costante, una situazione che ha spinto Letizia Moratti e Sergio Chiamparino, sindaci di Milano e Torino, a proporre ai colleghi dell’intera Pianura Padana il blocco delle automobili per domenica 28 febbraio. È la premessa dell’incontro avvenuto venerdì 19 febbraio a Palazzo Marino, sede del Comune del capoluogo lombardo, con tutti i sindaci delle città di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna per affrontare insieme la lotta allo smog e individuare misure ed iniziative coordinate e coerenti utili a migliorare la qualità dell'aria nei nostri centri urbani.
Gran parte delle decisioni politiche prese a Bruxelles hanno un impatto diretto sul nostro territorio nazionale. Diventa cruciale intervenire nei luoghi in cui queste politiche si sviluppano, soprattutto ora che la dimensione locale è per la prima volta integrata nel quadro giuridico dell'Unione con il Trattato di Lisbona.
Tecnologiche e interconnesse, ma anche sostenibili, confortevoli, attrattive, sicure, in una parola «intelligenti»: questo l’identikit delle smart cities, come sono state ribattezzate in questi anni, le città sulle quali in Europa e nel mondo si scommette per garantire uno sviluppo urbano equilibrato e al passo con la domanda di benessere che proviene dalle sempre più popolose classi medie internazionali.
Tra i fattori che hanno permesso un rapido sviluppo delle economie internazionali vi è senza dubbio la diffusione della comunicazione e delle innovazioni tecnologiche. La velocità degli scambi, la facilità di compiere operazioni finanziarie, il collegamento a livello mondiale tra sistemi distributivi danno grande mobilità al mercato globale e ne permettono una larga condivisione. I sistemi digitali, internet, la telefonia mobile, la microcomputerizzazione ci consentono di essere collegati con tutto il mondo in tempo reale ed in questo senso si può parlare di network society.
Con la “Dichiarazione di Valencia” approvata nell’ottobre del 2007, sono state presentate le proposte per promuovere la buona gestione democratica in Europa. Ciascuno Stato aderente si è impegnato a definire un Programma di Azione in cui sono indicate le misure volte a diffondere e consolidare il buon governo locale, a partire dall’adeguamento dell’azione amministrativa ai dodici principi enunciati nella Strategia.
L’evoluzione degli spazi urbani e il loro ruolo per l’inclusione, la vivibilità e la sicurezza sono i temi al centro delle quattro puntate che analizzano i diversi approcci e gli interventi realizzati da città italiane ed europee
In occasione del grande evento sportivo le città sudafricane si rifanno il look e realizzano importanti azioni di rilancio urbano che promuovono la sostenibilità ambientale, economica e sociale. Gestire il post-evento resta però la fase più delicata.
Se la frammentazione sembra essere il carattere distintivo della metropoli contemporanea, le aree libere residue dei territori dello sprawl indubbiamente appaiono quale ambito privilegiato d’intervento, in quanto spazio del degrado ambientale e del disagio sociale, ma anche occasione per un ripensamento complessivo del “disegno” della città, intesa come patrimonio di sperimentazioni innovative.
A cinque anni dalla massiccia espansione dei sistemi di
Il 77% dei cittadini che vivono nelle città delle regioni del Nord sono preoccupati per la qualità dell’aria che respirano e la maggioranza di loro sarebbe disposta a modificare i propri comportamenti negli spostamenti da casa al lavoro, ad esempio andando a piedi o in bicicletta o usando più spesso i mezzi pubblici. Questi sono alcuni dei dati che emergono dall’
La povertà, nel mondo, è sempre più “urbana”. In assenza di forti politiche di coesione, il crescere della marginalità e delle povertà estreme può ridisegnare il profilo stesso delle città, con la nascita di enclave mono culturali e mono etniche, gli “allarmi sicurezza”, l’allontanamento dei cittadini dagli spazi pubblici. In alcune città – come affermano le Nazioni Unite nei loro rapporti – gli slums sono ormai così pervasivi ad essere i ricchi ad auto segregarsi, creando piccole enclave protette.
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